13.000 imprese straniere in Italia

Ecco i dati in sintesi emessi dalla Confesercenti:
– nei primi nove mesi del 2012 le imprese individuali con titolari extra ue crescono di 13mila unità
–  In dieci anni il loro peso sul totale delle imprese è passato dal 2% a quasi il 9%
– Nel terzo trimestre 2012 le imprese individuali registrano un saldo positivo di 5 mila unità di cui l’85% è dato appunto da imprese di immigrati
– Il 44% delle imprese individuali straniere svolge attività di commercio, un altro 26% è nel settore delle costruzioni e un 10% nella manifattura. L’80% delle ditte si concentra quindi in soli 3 comparti, dove anche la crescita malgrado la crisi e’ stata sostenuta.
– Le imprese gestite da stranieri producono circa il 5,7% della intera ricchezza del nostro paese
– Piu’ del 57 per cento delle imprese si concentra in cinque regioni: il 18,6% in Lombardia, il 10,5% in Toscana, il 9,7 circa in Emilia Romagna e Lazio e l’8,6 in Veneto.
– Le provincie con più imprese “straniere”: Prato dove il 37% delle imprese individuali sono straniere, Milano (il 19%), Firenze (il 17%), Reggio Emilia e Trieste

Nuove imprese, nuovi imprenditori…
Per il futuro sarebbe interessante leggere di nuove società, nuovi capitali, investimenti stranieri nel nostro paese…

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Congiuntura flash: Maggio secondo il Centro Studi Confindustria

La situazione che ci presenta la Congiuntura (Csc) Flash di maggio del Centro Studi Confindustria non è delle migliori: la domanda interna (specie i consumi) cala più del previsto e l’export ha perso slancio rispetto a qualche mese fa, nonostante il commercio mondiale vada meglio». Il mondo del lavoro in difficoltà paralizza i giovani e le famiglie: il tasso di disoccupazione era a marzo al 9,8%. Questo scoraggiamento ha portato in Aprile i consumi ai minimi storici. La recessione non migliora e sembra che a seguirci potrebbe esserci anche la Germania e i Paesi Bassi; qui é scoppiata la bolla immobiliare, che rimane invece gonfia e minacciosa in Francia. L’economia tedesca nel complesso si espande, grazie ai servizi; ma l’impostazione deflazionistica per migliorare la competitività vacilla.

Sale anche la probabilità di una caduta del pil nel 2° trimestre 2012 più accentuata di quella prevista dal Csc a dicembre (-0,3%) e forse di quella stimata per il primo (-1,0%).
Il credit crunch si «è ulteriormente accentuato, sebbene i tassi abbiano smesso di salire; le banche denunciano tuttora difficoltà di raccolta e tendono a diminuire gli attivi».