Nuvole nere sul settore retail

Confesercenti continua a lanciare notizie allarmanti.
L’ultima riguarda la previsione che nei prossimi 5 anni ci saranno 81 mila esercizi commerciali in meno, con la conseguente perdita di 202 mila posti di lavoro. Le cause, oltre alla plurinominata crisi, anche il mancato ricambio generazionale .

In particolare il saldo negativo brucerà quasi 16 mila negozi di abbigliamento, più di 5mila negozi di calzature, quasi 7mila negozi di mobili ed elettrodomestici, circa 1500 panetterie, oltre 2mila negozi di fiori.

Nel frattempo la Confesercenti sta raccogliendo firme per una proposta di legge di iniziativa popolare per restituire alle Regioni potere decisionale sulle aperture domenicali dei negozi. Quali saranno la conseguenza di questa possibilità di scelta?

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100.000 imprese muoiono.. e non ne nascono abbastanza

Leggiamo sull’Ansa l’allarme lanciato dal presidente nazionale di Confesercenti, Marco Venturi, a Cagliari per il congresso regionale sardo:

”Stiamo assistendo a un’inversione – ha spiegato – prima le attività che aprivano erano sempre maggiori rispetto a quelle che chiudevano. Ora sta diventando il contrario”. La ripresa e’ possibile ”solo con meno pressione fiscale”.

Limoni Profumerie: un nuovo piano industriale

Dopo 2 anni critici, la catena di profumerie Limoni riparte con un piano industriale, finalizzando all’inizio di agosto un accordi di ristrutturazione finanziaria con alcune banche tra cui la ING. Nel 2011 erano ben 365 milioni di euro di debiti registrati a fronte di un fatturato di 318 milioni di euro.
Limoni possiede il 15%
 delle quote di mercato nel settore della profumeria selettiva con 430 negozi in Italia.

Il piano industriale prevede la chiusura di 40 negozi nei prossimi tre anni (2012-14) e nel contempo un investimento di 50 milioni di euro programmato sul triennio 2013-15 che sarà dedicato alla ristrutturazione e all’apertura di nuovi negozi.
L’azienda punta alla razionalizzazione dell’assortimento in modo da arrivare ad una scelta meno ampia ma più pertinente all’interno di queste tre tipologie dando grande spazio ai marchi selettivi nelle fragranze, nei cosmetici e nel make-up. Seguendo questa strategia Limoni conta di arrivare nel 2015 a un fatturato di 350 milioni di euro, con un margine operativo lordo (Ebitda) di 40 milioni di euro, tornando così ai livelli del 2010.Il salvataggio è stato raggiunto grazie al fondo specializzato in ristrutturazioni Orlando Italy Management che subentra nel capitale dell’azienda. Questo rileverà il 50% del controllo di Limoni, mentre Bridgepoint controllerà l’altro 50% delle quote. L’accordo perfezionato in agosto prevede “l’iniezione di 40 milioni di euro di nuova finanza, e la rinuncia di circa 260 milioni di indebitamento bancario e di circa 30 milioni di finanziamento soci”, indica la catena in un comunicato.

Limoni raggiunge così una struttura patrimoniale e finanziaria solida e sostenibile nel lungo periodo, con un debito bancario ridotto a 114 milioni di euro che sarà rimborsato in un’unica soluzione a fine 2017. Il nuovo patrimonio netto è di oltre 70 milioni di euro.