Emirati Arabi e Cile tra le icone del futuro secondo FutureBrand

FutureBrand ha deciso di stravolgere le certezze di molte persone. Non saranno Cina, Brasile e India i paesi del futuro! Il BRIC è stato superato da Emirati Arabi, Cile e Malesia.

I paesi sono stati valutati su vari aspetti economici e sociali: crescita del Pil, dipendenza dalle risorse, capacità di investimento interno, qualità del capitale umano, governance e influenza culturale.

Lo stato arabo gode di ottima salute: le immense ricchezze derivanti dagli idrocarburi vengono reinvestite all’interno. Dalle infrastrutture alla sanità, dall’istruzione alla diversificazione industriale, fondamentale per garantire l’occupazione a quanta più popolazione possibile. Accanto all’apertura commerciale e una alta qualità della vita, l’unico neo sembra essere ancora  l’ineguale distribuzione della ricchezza: troppa nelle mani di troppo pochi.

Il secondo posto del Cile si spiega con la poca corruzione e la molta legalità di questa evoluta democrazia, ma anche con la quota – non trascurabile – di spesa pubblica che il paese reinveste nello sviluppo armonico della società: assistenza sanitaria, istruzione, edilizia.
Brilla la Malaysia per il fatto di essere una macchina da export, con tanta manodopera qualificata, un regime normativo e legale stabile e persino buone chance sul fronte del turismo naturalistico.

A sorpresa, tra i paesi da tenere d’occhio spunta anche la Colombia. Bogotà deve ancora risolvere molti dei suoi buchi neri in materia di sicurezza, ma l’arrivo di un governo stabile, che può contare sul supporto popolare, sta aiutando il paese a uscire dalle sue secche. Si investe in infrastrutture, si ampliano i trasporti pubblici, il Pil scoppietta, le esportazioni letteralmente decollano. E qualcuno comincia a mettere il segno più anche alla voce “qualità della vita”.

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Nasce Personal Wine Shopper, Start up by Mia24

Nasce dall’incontro di due anime: quella professionale legata al vino e quella personale, di una giovane giornalista curiosa e appassionata, il nuovo progetto Personal Wine Shopper. Un nuovo modo di concepire il vino, più semplice, più accessibile, più “vero”.
“Il vino per me è gioia, è vita, è un legame con la terra, con un nonno contadino che di vino non ne capiva molto, ma che per portarlo sulla nostra tavola si spaccava la schiena tutto l’anno – spiega Paola Pavan, ideatrice del progetto. – Un prodotto così complesso e affascinante merita di essere amato dal pubblico, a prescindere dal grado di conoscenza che questo possa avere. Se proprio vogliamo trovare una definizione, il Personal Wine Shopper è un professionista dedito al supporto nelle scelte di acquisto di vino e di esperienze enogastronomiche tailormade che avvicina il cliente al mondo del vino accompagnandolo, sorso dopo sorso, al livello di coinvolgimento che vuole raggiungere. E’ un consulente che crea il “percorso giusto per ogni persona”, ricco di esperienze, di interessanti incontri, per portarla a conoscere il vino”.
L’idea, realizzata nel 2012, è arrivata quasi spontanea. “In qualche modo sono sempre stata un Personal Wine Shopper: ho sempre passato giornate a cercare esperienze particolari da proporre ad amici e parenti, ho sempre cercato di regalare il vino giusto adatto ad ogni persona che conosco. Ma è stato il mercato a convincermi a concretizzare e a rendere professionale questa mia attitudine: avevo notato la necessità, soprattutto da parte dei privati, di una figura che potesse supportarli nell’acquisto di vino. Da 6 anni lavoravo già nel settore vinicolo e mi rendevo conto che c’è, ancora e purtroppo, molta distanza tra chi produce e chi consuma. Mi interessava capire l’approccio del consumatore, sempre più prosumer, sempre più attento ed esigente, una voce che le aziende non riescono ancora a raggiungere e ascoltare. Nell’ultimo anno avevo iniziato a collaborare con Mia24, società di temporary management toscana, nell’area della comunicazione aziendale: sapevo che nelle loro expertise c’era anche il settore del Food and Beverage così mi sono confrontata con loro su questa idea. E’ grazie al loro supporto che si è passati da un concetto ad un modello di business vero e proprio”.
Il team di Mia24 ha seguito tutte le fasi dello start up, con particolare attenzione alla standardizzazione dei processi e all’ideazione degli strumenti sales&Marketing e tutt’ora sta lavorando al progetto.
“La consulenza personale dà la possibilità di interpretare i gusti dell’interlocutore e metterli in relazione con il suo stile di vita per trovare le etichette più adatte per la sua cantina privata. Il mio lavoro inizia quindi con la conoscenza approfondita del cliente: è una fase tecnica e professionale in cui si compila una Wine Interview. Questo è lo strumento basilare e fondamentale che permette di non sbagliare, di centrare l’obiettivo. E’ fatta per un respiro internazionale da “grande azienda” (perché l’idea è di creare un vero e proprio nuovo approccio al vino), ma è anche adeguata al neofita che non ha conoscenze perché il servizio è “tailored”, si cuce addosso come un vestito”.
Parte da Bolgheri questa rivoluzione, un’area vinicola giovane, che si può permettere questa sperimentazione: “Io sono veneta, ma da due anni vivo sulla costa toscana. Personal Wine Shopper inizia da qui non solo perché ho scelto questa zona come mia casa, ma anche perché penso che questo territorio non sia ancora abbastanza valorizzato. Ho pensato di fare… la mia piccola grande parte!”

Temporary manager vs dirigenti costosi: 1-0

Un sondaggio in oltre 40 paesi nel mondo, più di 12.000 imprenditori, manager e amministratori delegati di aziende quotate e non: è l’International Business Report della società specializzata Grant Thornton.
Ci leggiamo quest’anno che il 90% degli imprenditori italiani considera che dirigenti ricevano stipendi esagerati (a livello mondiale lo pensano il  66% degli imprenditori).
Se guardiamo la meritocrazia, le percentuali però si invertono: secondo il 90% delle imprese mondiali  i compensi del management dovrebbero essere correlati al raggiungimento degli obiettivi di performance. In Italia questa convinzione è solo per il 68% dei casi (contro la Grecia dove invece vale per il 100%).
Altre informazioni interessanti che emergono dal report:
– ben l’84% degli intervistati italiani sostiene che i ruoli di amministratore delegato e presidente del CdA dovrebbero essere ricoperti da persone diverse per garantire maggiore controllo
– l’88% di italiani afferma che le aziende quotate dovrebbero rendere pubbliche le politiche di remunerazione e i compensi individuali degli amministratori con incarichi esecutivi e non.

A fronte di questi dati, il Temporary Management diventa una soluzione funzionale, adeguata e, in effetti, sempre più ricercata. E’ la soluzione efficace che permette alle Pmi di gestire fasi aziendali strategiche, come risoluzione di problematiche finanziarie o lancio di nuovi prodotti, “prendendo in affitto” per un periodo determinato un manager esperto nel settore. Una soluzione, dunque, flessibile ed economica per l’impresa che la adotta. Ed è proprio la flessibilità la parola d’ordine cui nessuna Pmi può rinunciare in questo periodo di crisi.

Valore aggiunto di questa figura professionale è introdurre in azienda competenze e conoscenze di alto livello, a costi certi e in tempi rapidi. Il Temporary Manager nel periodo in cui opera è parte dell’azienda di cui vive la realtà quotidiana, il contatto con i mercati e i clienti dai quali riceve input che riporta in azienda

I benefici di una società di temporary management sono collegati alla rapidità di intervento che limita ulteriori danni finanziari dovuti alla non soluzione della situazione di crisi, alla flessibità nel creare azioni tailormade sulle esigenze del cliente, all’efficacia di inserirsi in tempi brevi nel tessuto aziendale conoscendo ormai le dinamiche aziendali, sapendo comunicare con le risorse interne e interagire con queste in tempi brevi.

Alle aziende il temporary manager dona un patrimonio di procedure, di collaborazioni e sinergie che potranno fruttare anche in seguito e ampia la loro visione del business dando loro la possibilità di trovare gli spazi di miglioramento che si possono tradurre in un sensibile aumento del margine.

Grazie a questa nuova figura  l’azienda non dovrà rinunciare per cause economiche ad un consulente esperto nel settore.
Attenzione manager: la concorrenza si sta ampliando e i temporary sono competenti e… competitivi!

Quattro tappe per affrontare i trend

I Trend, tecnologici, economici, ambientali, sociali o politici che influenzano il modo in cui le persone percepiscono il mondo che le circonda e plasmano le loro aspettative riguardo ai prodotti e ai servizi, offrono alle imprese opportunità uniche per la crescita. Ma le aziende devono imparare a cavalcarne l’onda del successo. Se non lo fanno, rischiano di esser spazzate via dalla loro potente marea.
1) Identificare i trend significativi
Il primo passo ovvio consiste nell’identificare le tendenze in particolare quelle che risultano marginali dotate del potenziale per rimodellare il vs. business. In qualsiasi momento solo una manciata di trend importanti è in grado di cambiare le aspirazioni, le attitudini e i
comportamenti dei consumatori. Il nostro semplice esercizio può aiutarvi a valutare se certe forze o eventi costituiscono una tendenza che valga la pena sfruttare. Si basa sulle analisi seguenti:
effetto macchia d’olio – i cambiamenti avvengono in diverse aree della vita del consumatore? Per esempio considerate come i social network stiano influenzando le relazioni di amicizia ma anche quelli professionali.
Impatto – quanto sono profondi i cambiamenti nelle priorità delle persone nella percezione del loro ruolo nella società e nelle loro aspettative?
Portata – il trend coinvolge un vasto numero di consumatori attraverso diversi segmenti di
mercato?
Persistenza – ci sono indicazioni che questi cambiamenti saranno la forza dominante nel
comportamento dei consumatori per un lungo periodo?
2) Condurre due esplorazioni separate
Il passo successivo prevede due immersioni profonde completamente distinte.
La prima è negli effetti meno ovvi della tendenza: quali obiettivi, quali tendenze e percezioni importanti stanno emergendo tra i consumatori? la gente sta sviluppando nuove convinzioni riguardo ai ruoli e alle interazioni sociali?
La seconda esplorazione riguarda le percezioni e i comportamenti dei consumatori in relazione alla vostra categoria di prodotto. Diverse tecniche di ricerca possono aiutare bin queste analisi.
3) Confrontare i risultati
Una volta raggiunta una comprensione esaustiva degli aspetti più importanti del trend e della vostra categoria di prodotto, è giunto il momento di immaginare come gli aspetti chiave della tendenza possano entrare in relazione con gli aspetti chiave delle esperienze di consumo della vostra categoria. Potreste scoprire una grande corrispondenza, discrepanza o forse persino un conflitto latente tra la vs categoria e il trend con il quale vi state confrontando.
4) Isolare le strategie possibili
Una volta ottenuta una visione d’insieme su come i concetti importanti relativi alla vs categoria interagiscono con i cambiamenti vitali provocati dai trend negli atteggiamenti dei consumatori, potete determinare quale delle tre strategie di innovazione inseguire. Se la value pro position di base della vs. categoria continua a essere significativa per i consumatori influenzati dal trend, la strategia infondi e accresci vi permetterà di rinvigorire la categoria. Se l’analisi rileva una crescente discrepanza tra la vs categoria e la nuova attenzione dei consumatori, le vostre innovazioni devono trascendere la categoria per integrare i due mondi.
Infine, se gli aspetti della categoria si scontrano con cambiamenti indesiderati che emergono da un trend, potete contrastare questi cambiamenti riaffermando i valori di base della categoria stessa.

Nuove tendenze e nuovi trend da integrare con il proprio business

L’avvertimento è: non ignorate le nuove tendenze che potrebbero sconvolgere il vs. business. L’attenzione dei manager deve essere massimale e devono essere spronati a pensare in modo più aperto e creativo a come i trend possono generare nuove value pro position nei loro mercati principali e fornire qualche consiglio di alto livello su come rendere le organizzazioni di ricerca di mercato e di sviluppo prodotto più pronte ad analizzare e sfruttare le tendenze.
A prima vista sembrerebbe di impiegare grandi risorse per integrare elementi di una tendenza apparentemente irrilevante nelle proprie offerte più essenziali difficilmente valga lo sforzo.
Le aziende posso adottare tre linee strategiche d’innovazione che possono seguire i trend
rilevanti:
Possono fondere aspetti del trend nella loro categoria per accrescere i prodotti e servizi.
Possono abbinare aspetti del trend con attributi della loro categoria per produrre offerte
radicalmente innovative che trascendano dalla categoria tradizionale e ne creino una nuova
Possono contrastare effetti della tendenza percepiti come negativi, sviluppando prodotti e
servizi che riaffermino i valori tipici della categoria.
Infondere e accrescere
L’obiettivo di questa linea guida e strategia consiste nel progettare un nuovo prodotto o
servizio che mantenga la maggior parte degli attributi e delle funzioni tipiche dei prodotti della sua categoria, ma ne aggiunga anche altri rivolti ai bisogni e ai desideri scatenati da un trend importante. In altre parole, questa strategia prevede l’accrescimento della categoria esistente, non l’invenzione di una categoria nuova.
Abbinare e trascendere
Questa strategia è piu radicale dell’approccio infondi-e-accresci. Implica l’abbinamento di
aspetti di value pro position di prodotti già esistenti con attributi che soddisfino le aspirazioni le
attitudini e i comportamenti che nascono da una tendenza per creare un’esperienza originale che potrebbe traghettare l’azienda in uno spazio di mercato completamente nuovo.
Contrastare e riaffermare
Questo approccio comporta lo sviluppo di prodotti o servizi che enfatizzino i valori
tradizionalmente associati con la categoria per fare in mopdo che i consumatori cancellino, o almeno mettano temporaneamente da parte, gli aspetti di trend che considerano negativi.

Temporary manager – UK

In Inghilterra, dove il servizio è meglio noto come “interim management” e dove è attivo l’Institute of interim management, si è consolidata la consapevolezza che il temporary management rappresenti una risorsa strategica di successo; non a caso, è qui che il mercato dei temporary manager presenta le caratteristiche più soddisfacenti: nel 2007 la dimensione del mercato ha superato il miliardo di sterline, il tasso di crescita negli ultimi tre anni è stato del 25 per cento, il numero totale degli interim manager ha superato le 5.000 unità e per la maggior parte si tratta di manager over cinquanta impegnati in progetti di durata media non superiore ai sei mesi e ad un costo medio giornaliero superiore alle 1.000 sterline.
Nel 2007 le aziende sono ricorse a TM in maggioranza per questioni di IT e produzione (30%), per progetti speciali (29%), per aiuti nelle risorse umane (19%),  per progetti finanziarie (14%) e per il marketing (8%).