Temporary manager vs dirigenti costosi: 1-0

Un sondaggio in oltre 40 paesi nel mondo, più di 12.000 imprenditori, manager e amministratori delegati di aziende quotate e non: è l’International Business Report della società specializzata Grant Thornton.
Ci leggiamo quest’anno che il 90% degli imprenditori italiani considera che dirigenti ricevano stipendi esagerati (a livello mondiale lo pensano il  66% degli imprenditori).
Se guardiamo la meritocrazia, le percentuali però si invertono: secondo il 90% delle imprese mondiali  i compensi del management dovrebbero essere correlati al raggiungimento degli obiettivi di performance. In Italia questa convinzione è solo per il 68% dei casi (contro la Grecia dove invece vale per il 100%).
Altre informazioni interessanti che emergono dal report:
– ben l’84% degli intervistati italiani sostiene che i ruoli di amministratore delegato e presidente del CdA dovrebbero essere ricoperti da persone diverse per garantire maggiore controllo
– l’88% di italiani afferma che le aziende quotate dovrebbero rendere pubbliche le politiche di remunerazione e i compensi individuali degli amministratori con incarichi esecutivi e non.

A fronte di questi dati, il Temporary Management diventa una soluzione funzionale, adeguata e, in effetti, sempre più ricercata. E’ la soluzione efficace che permette alle Pmi di gestire fasi aziendali strategiche, come risoluzione di problematiche finanziarie o lancio di nuovi prodotti, “prendendo in affitto” per un periodo determinato un manager esperto nel settore. Una soluzione, dunque, flessibile ed economica per l’impresa che la adotta. Ed è proprio la flessibilità la parola d’ordine cui nessuna Pmi può rinunciare in questo periodo di crisi.

Valore aggiunto di questa figura professionale è introdurre in azienda competenze e conoscenze di alto livello, a costi certi e in tempi rapidi. Il Temporary Manager nel periodo in cui opera è parte dell’azienda di cui vive la realtà quotidiana, il contatto con i mercati e i clienti dai quali riceve input che riporta in azienda

I benefici di una società di temporary management sono collegati alla rapidità di intervento che limita ulteriori danni finanziari dovuti alla non soluzione della situazione di crisi, alla flessibità nel creare azioni tailormade sulle esigenze del cliente, all’efficacia di inserirsi in tempi brevi nel tessuto aziendale conoscendo ormai le dinamiche aziendali, sapendo comunicare con le risorse interne e interagire con queste in tempi brevi.

Alle aziende il temporary manager dona un patrimonio di procedure, di collaborazioni e sinergie che potranno fruttare anche in seguito e ampia la loro visione del business dando loro la possibilità di trovare gli spazi di miglioramento che si possono tradurre in un sensibile aumento del margine.

Grazie a questa nuova figura  l’azienda non dovrà rinunciare per cause economiche ad un consulente esperto nel settore.
Attenzione manager: la concorrenza si sta ampliando e i temporary sono competenti e… competitivi!

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L’arcobaleno di colori nel processo decisionale

Come abbiamo già raccontato, Edward De Bono ha identificato in 6 cappelli colorati i 6 modi di pensare che solitamente vengono utilizzati dalla nostra mente. Chissà se vi siete riconosciuti come utilizzatori più del cappello giallo o nero o rosso?
In realtà nel processo decisionale occorre utilizzare tutti e 6 i copricapi perché è più facile esporre una teoria, trasmettere un’emozione, fare una critica, analizzare una situazione al riparo metaforico di un cappello che ci consenta di ragionare di volta in volta in modo diverso, senza tuttavia mettere in discussione il nostro io, come si diceva all’inizio. Scopo di questo metodo è quindi permettere ad ognuno di occuparsi di una cosa alla volta, rendendo semplice un pensiero complesso, e di compiere “un’inversione di rotta” nel proprio modo di pensare parlando chiaro tra noi senza offenderci perché, come abbiamo visto, l’integrità dell’Io non viene scalfita. Per sviluppare idee nuove segui la sequenza e fai indossare “metaforicamente” il cappello contemporaneamente a tutti i partecipanti:

pre fase : Cappello Bianco
1 – Cappello verde : brain storming senza critica, tutte le idee devono essere dette, meglio scritte, individualmente e poi condivise, anche quelle che possono apparire le più assurde. E’ la base: più ce ne sono e meglio è.
2 – Cappello giallo : fase che comprende la valutazione RAZIONALE positiva, la ricerca di vantaggi e benefici e lo sviluppo costruttivo dell’idea.
3 – Cappello nero : analisi RAZIONALE dei limiti e dei possibili effetti negativi.
4 – ancora Cappello giallo : per individuare gli strumenti necessari per superare quei limiti.
5 – Cappello rosso, libero spazio all’emotività.
6 . Cappello blu , ora raduniamo le idee su una matrice SWOT e scriviamo il progetto.

I metaforici cappelli favoriscono l’attivazione di diversi settori della mente, creando una mappa esauriente in grado di guidare efficacemente dall’intenzione all’attuazione. I sei cappelli per pensare consentono di dirigere il nostro pensiero verso mete sicuramente più interessanti di quelle che avrebbe potuto raggiungere se fosse rimasto in balia di schemi abitudinari.

«Le nuove idee sono la sostanza del cambiamento e del progresso in ogni campo, dalla scienza all’arte, dalla politica alla felicità personale. » (Edward De Bono)

Per cambiare gli schemi, gioca con i cappelli!

Edward De Bono è considerato uno degli studiosi di primo piano nel campo del pensiero creativo e laterale. Nel suo libro Il meccanismo della mente (1969) ha descritto il modo in cui il sistema nervoso del cervello si autorganizza, così da permettere alle informazioni di organizzarsi in modelli. Il presupposto della tecnica è che quando ci si trova davanti a un problema o una decisione, si è portati a usare contemporaneamente vari atteggiamenti di pensiero: quello logico, quello emotivo, quello creativo, ecc.. Il risultato è spesso una grande confusione, perché ognuno di questi approcci tende a prevalere sugli altri. Informazioni, logica, aspettative, emozioni e intuizioni si affollano in noi, offuscando una chiara visione delle cose, questo può rallentare o addirittura compromettere processi decisionali. De Bono propone una distinzione in sei diversi modi di pensare, visualizzandoli in sei cappelli di colori diversi.
IL CAPPELLO BIANCO, neutro come il suo colore, indica l’oggettività, la realtà dei dati, dei fatti e delle informazioni sui quali non vi è dubbio. Chi indossa il cappello bianco fornisce dati indiscutibili, quasi “recitando” la parte di un computer e questo è il punto di partenza comune a tutti in ogni situazione o discussione.
IL CAPPELLO VERDE è la voce della fantasia, delle idee, è lo spazio lasciato al più ardito pensare. Il cappello verde serve per produrre il pensiero creativo, cercare alternative, per superare ciò che è noto, ovvio e soddisfacente. Il cappello verde è fondamentale quando ogni sforzo per la soluzione di un problema è risultato vano. Alla nozione di giudizio si sostituisce quella di movimento, pensare con il cappello verde significa muovere da un’idea per approdare a una nuova idea.
IL CAPPELLO GIALLO , solare e positivo, è il cappello ottimista, che riesce a coltivare la speranza e a esprimersi con pensieri positivi, vedendo il lato buono delle persone, delle cose, delle situazioni. Il pensiero con il cappello giallo, fondato su una base logica, valuta guadagni e benefici, offre suggerimenti e proposte concrete, è connesso alla fattibilità e alla realizzabilità, è speculativo, è teso alla ricerca di opportunità e allo sfruttamento di occasioni. L’analisi dei “se” è uno degli aspetti speculativi del cappello giallo. Se il cappello bianco ha messo in evidenza in modo neutrale alcuni aspetti positivi di un certo problema, il cappello giallo, deliberatamente, cercherà gli strumenti per sfruttare in modo costruttivo quegli aspetti positivi.
IL CAPPELLO NERO è la voce del famoso “avvocato del diavolo”, è quello che esamina tutti gli aspetti negativi, l’aspetto critico. Con il cappello bianco vengono presentati i fatti, con quello nero li si mette alla prova. Con il cappello nero si individua, in modo obiettivo, ciò che è debole, ciò che è falso, scorretto, sbagliato o in disaccordo con l’esperienza, si additano i rischi, i pericoli e le lacune di un progetto, gli errori o le errate procedure di metodo. Il pensiero con il cappello nero è sempre logico-negativo, ma non emotivo. Nel prendere in esame il cappello nero, occorre tenere conto dell’attrazione esercitata dal negativismo e della tendenza che si ha nell’indulgervi. Il pensiero negativo attrae perché porta a risultati immediati, al contrario, l’idea costruttiva non produce risultati finché qualcuno non ne dimostra la validità.
IL CAPPELLO ROSSO è guidato dalla emotività: il cappello rosso legittima emozioni ma anche intuizioni, sentimenti, presentimenti o sensazioni. Se si impedisce nel corso di un ragionamento, di dare libero sfogo alle emozioni e ai sentimenti, essi rimarranno nascosti nello sfondo ma eserciteranno comunque un’influenza occulta. È opinione corrente che le emozioni ostacolino il pensiero. È invece importante tenerne conto perché decidere resta sempre, comunque, una questione emotiva. Una volta costruite le mappe del pensiero su un dato problema, la scelta del percorso è determinata dai nostri giudizi e dalle nostre emozioni.
IL CAPPELLO BLU ha il compito di organizzare, di tradurre le idee in pratica: è il pannello di controllo dell’intero processo, analizzando e assimilando le idee che gli altri cappelli hanno aiutato a sviluppare e traendo le conclusioni. Questo significa che organizza il pensiero necessario per esplorare l’argomento. Il pensatore con il cappello blu è il direttore d’orchestra, colui che individua e mette a fuoco i problemi, impone l’indice dei documenti di programmazione, definisce gli obiettivi che devono essere raggiunti e gli argomenti che dovranno essere affrontati, formula le domande, controlla il rispetto delle regole del gioco, impone l’adozione del ragionamento. In un certo senso, è colui che sviluppa e personalizza il software necessario per la funzione del pensiero attorno a un dato problema. Successivamente, provvede alle sintesi, ai quadri d’insieme e alle conclusioni.

Per scoprire come impostare il processo decisionale continua a leggere qui