Nuvole nere sul settore retail

Confesercenti continua a lanciare notizie allarmanti.
L’ultima riguarda la previsione che nei prossimi 5 anni ci saranno 81 mila esercizi commerciali in meno, con la conseguente perdita di 202 mila posti di lavoro. Le cause, oltre alla plurinominata crisi, anche il mancato ricambio generazionale .

In particolare il saldo negativo brucerà quasi 16 mila negozi di abbigliamento, più di 5mila negozi di calzature, quasi 7mila negozi di mobili ed elettrodomestici, circa 1500 panetterie, oltre 2mila negozi di fiori.

Nel frattempo la Confesercenti sta raccogliendo firme per una proposta di legge di iniziativa popolare per restituire alle Regioni potere decisionale sulle aperture domenicali dei negozi. Quali saranno la conseguenza di questa possibilità di scelta?

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Quanti giovani a Less is Next Reloaded!

 

Una platea di giovani designer interessati al benessere e a come mantenerlo e aumentarlo nel futuro con le proprie creazioni.
La tavola rotonda a Less is Next Reloaded si è appena conclusa. E’ stata ricca di spunti e di partecipazione. Nei prossimi giorni vi raccontiamo le nostre riflessioni

13.000 imprese straniere in Italia

Ecco i dati in sintesi emessi dalla Confesercenti:
– nei primi nove mesi del 2012 le imprese individuali con titolari extra ue crescono di 13mila unità
–  In dieci anni il loro peso sul totale delle imprese è passato dal 2% a quasi il 9%
– Nel terzo trimestre 2012 le imprese individuali registrano un saldo positivo di 5 mila unità di cui l’85% è dato appunto da imprese di immigrati
– Il 44% delle imprese individuali straniere svolge attività di commercio, un altro 26% è nel settore delle costruzioni e un 10% nella manifattura. L’80% delle ditte si concentra quindi in soli 3 comparti, dove anche la crescita malgrado la crisi e’ stata sostenuta.
– Le imprese gestite da stranieri producono circa il 5,7% della intera ricchezza del nostro paese
– Piu’ del 57 per cento delle imprese si concentra in cinque regioni: il 18,6% in Lombardia, il 10,5% in Toscana, il 9,7 circa in Emilia Romagna e Lazio e l’8,6 in Veneto.
– Le provincie con più imprese “straniere”: Prato dove il 37% delle imprese individuali sono straniere, Milano (il 19%), Firenze (il 17%), Reggio Emilia e Trieste

Nuove imprese, nuovi imprenditori…
Per il futuro sarebbe interessante leggere di nuove società, nuovi capitali, investimenti stranieri nel nostro paese…

Emirati Arabi e Cile tra le icone del futuro secondo FutureBrand

FutureBrand ha deciso di stravolgere le certezze di molte persone. Non saranno Cina, Brasile e India i paesi del futuro! Il BRIC è stato superato da Emirati Arabi, Cile e Malesia.

I paesi sono stati valutati su vari aspetti economici e sociali: crescita del Pil, dipendenza dalle risorse, capacità di investimento interno, qualità del capitale umano, governance e influenza culturale.

Lo stato arabo gode di ottima salute: le immense ricchezze derivanti dagli idrocarburi vengono reinvestite all’interno. Dalle infrastrutture alla sanità, dall’istruzione alla diversificazione industriale, fondamentale per garantire l’occupazione a quanta più popolazione possibile. Accanto all’apertura commerciale e una alta qualità della vita, l’unico neo sembra essere ancora  l’ineguale distribuzione della ricchezza: troppa nelle mani di troppo pochi.

Il secondo posto del Cile si spiega con la poca corruzione e la molta legalità di questa evoluta democrazia, ma anche con la quota – non trascurabile – di spesa pubblica che il paese reinveste nello sviluppo armonico della società: assistenza sanitaria, istruzione, edilizia.
Brilla la Malaysia per il fatto di essere una macchina da export, con tanta manodopera qualificata, un regime normativo e legale stabile e persino buone chance sul fronte del turismo naturalistico.

A sorpresa, tra i paesi da tenere d’occhio spunta anche la Colombia. Bogotà deve ancora risolvere molti dei suoi buchi neri in materia di sicurezza, ma l’arrivo di un governo stabile, che può contare sul supporto popolare, sta aiutando il paese a uscire dalle sue secche. Si investe in infrastrutture, si ampliano i trasporti pubblici, il Pil scoppietta, le esportazioni letteralmente decollano. E qualcuno comincia a mettere il segno più anche alla voce “qualità della vita”.

Prima il benessere, poi il business

Benessere: quali sono le sue declinazioni e quali scenari futuri si dovranno perseguire per la “felicità” delle comunità? E’ questo l’argomento su cui l’Istituto ISIA di Firenze ha gettato la sfida ad un gruppo di professionisti di vari settori attraverso “Less is Next Reloaded”, appuntamento di ricerca e approfondimento sulla sostenibilità, giunto ormai alla 5° edizione.

Tra gli speaker invitati Francesco Belà, fondatore di Mia24: “Il benessere è essenziale nelle aziende. Un sorriso incrementa la performance del 50%! La tematica di questo incontro, la possibilità di confrontarsi con esperti e colleghi, l’interazione con il pubblico sono un mix vincente per un evento che si preannuncia carico di interessanti spunti, da far propri e da rielaborare. Ho accettato volentieri, la vedo come una opportunità di crescita e spero in una bella affluenza”.

All’interno della Biennale Internazionale dei Beni Culturali e Ambientali, organizzata da Fondazione Florens, Less is Next Reload proporrà giovedì 8 Novembre presso Auditorium Sant’Apollonia, via San Gallo 25,una giornata di interventi e workshop per riscoprire il ruolo del designer come progettista e mediatore consapevole di nuove e migliori pratiche.

“Come temporary manager – spiega Belà – mi trovo continuamente di fronte a sfide non solo economiche ma anche psicologiche, soprattutto quando devo intervenire su una situazione difficile che rende instabili gli equilibri della proprietà, del management e dello staff. Il momento di malessere economico si rispecchia sulle aziende, influisce sulla visione dell’imprenditore che si trova a rivalutare la gestione della propria azienda. Scelte indotte da agenti esterni all’azienda possono portare danni sul team e sulle performance provocando il malessere aziendale.

Partendo dalla proprietà, occorre spostare l’attenzione dall’esterno verso l’interno per farle riscoprire la “Sceneggiatura aziendale”. Si mettono in risalto e in rilievo le parole togliendo l’importanza ai numeri. Nel raccontare la propria azienda ci si mette a nudo e ciò fa emergere le cause sottostanti il cambiamento, le involuzioni aziendali, le paure e le difficoltà.

Per l’energia positiva dei manager invece c’è bisogno di un’iniezione di consapevolezza e coraggio. Occorre che prendano decisioni: decisioni consapevoli e non indotte dal momento, dalle banche, dai fornitori, dalla crisi… La paura e l’attendismo paralizzano e la staticità aziendale crea un indotto negativo molto più dannoso del prendere una decisione sbagliata in termini di fatturato.
Ma quello che più conta è il benessere della squadra perché i Brand e le aziende vanno e vengono, sono le persone che li rendono vivi!”